Archivi categoria: EUROPA

Il paradiso incontaminato di Palmarola. Una splendida sorpresa in mezzo al mare!

Il 25 Aprile 2007, complice la splendida giornata di sole e le temperature quasi estive del litorale laziale, salpo con un gruppo di amici dal porto di Nettuno diretta a Ponza per una piacevole giornata in barca.

Il programma “fai da te” prevede una sosta veloce a Palmarola ma la scoperta di questo paradiso naturale  e la sua inaspettata bellezza ci trattengono più del previsto e, dimenticatici della regina delle isole Pontine, trascorriamo il giorno ad esplorare le coste frastagliate di questo piccolo gioiello disabitato.

25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 046
Isola di Palmarola

L’isola è una riserva naturale a circa 10km ad ovest di Ponza, meno conosciuta della sua illustre vicina e delle altre isole che compongono l’arcipelago pontino: S. Stefano, Ventotene, Gavi, Zanone.

Per i Romani come me (e per gli appassionati di immersioni!), questi luoghi diventano meta gettonatissima per trascorrere i caldi week end estivi all’insegna di sole, mare, divertimento e gustose cene di pesce.

Prima di capitarci così, letteralmente per caso, confesso che non conoscevo Palmarola. Non ne avevo sentito parlare e difficilmente avrei potuto credere a chi mi dicesse che, a sole 60 miglia nautiche dalla capitale, si potesse trovare un mare così meraviglioso ed un luogo magico ancora incontaminato, dove il turismo di massa non è arrivato a danneggiare il paesaggio.
Sicuramente la visita “fuori stagione” e l’idilliaco approccio all’isola “via mare”, hanno reso l’esperienza ancora più piacevole ma, la bellezza e i colori di questa terra non lasciano alcun dubbio sulle motivazioni che hanno spinto illustri personaggi, come Folco Quilici e Jacques Cousteau, a definirla l’isola più bella del mondo!

25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 063
Isola di Palmarola

Tantissimi  gli approdi naturali  e gli scorci mozzafiato. Scogli, grotte e faraglioni ne fanno un ambiente davvero spettacolare. Incredibili i colori del mare che spaziano dall’azzurro turchese al verde smeraldo lasciando letteralmente incantati e ricchissima la vegetazione che disegna i contorni dei rilievi dell’entroterra.

Ma la peculiarità del luogo risiede soprattutto nella sorpresa che riservano al visitatore le pendici delle sue alture…
Nascoste agli occhi degli osservatori meno attenti, le numerose cavità della roccia celano la caratteristica più singolare dell’isola:
la presenza di una decina di case-grotta.
Scavate dai ponzesi a partire dal ‘700 principalmente per pescare o come buen retiro lontano dal caos di Ponza, queste abitazioni spartane e comode quanto basta, hanno svolto in passato una funzione prettamente abitativa per poi essere adibite col tempo anche a depositi per attrezzi agricoli.
Oggi Palmarola è abitata solo d’estate dai pochi fortunati ponzesi che vi si rifugiano e pensate che le uniche costruzioni dell’isola sono proprio queste caratteristiche “case”, i due piccoli ristoranti a Cala del Porto e la villa delle sorelle Fendi, custodita durante l’anno da quello che si può definire l’unico vero abitante dell’isola 🙂 .

25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 068
Isola di Palmarola – Casa-Grotta

Che arriviate con un’imbarcazione privata o con i collegamenti giornalieri veloci  da Ponza, siate audaci e, come noi,  provate a chiedere di poter visitare l’interno di una delle case grotta se siete abbastanza fortunati da imbattervi in uno dei suoi proprietari.

25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 075
Isola di Palmarola – Casa-grotta
25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 078
Vista dalla terrazza della casa-grotta
25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 080
Unico corridoio della casa-grotta
25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 081
“finestra” della casa-grotta

Dopo qualche ora passata tra i faraglioni e le calette, decidiamo di fermarci proprio dove da lontano aveva catturato la nostra attenzione un signore intento a trafficare sulla “terrazza” di una casa. Ancoriamo la barca e incuriositi risaliamo la parete di roccia fino ad arrivare alla porta d’ingresso. L’accoglienza è calorosa! Il proprietario, per nulla infastidito dalla nostra discreta curiosità, ci invita ad entrare, ci lascia scattare foto e ci racconta di come trascorre le giornate a pescare con il figlio.
la vista dall’alto è meravigliosa! il silenzio è interrotto solo dai gabbiani e dal rumore del mare e resta difficile credere come si possa vivere così, ad un passo da tutto, facendosi bastare il niente o poco più! Percorso l’umidissimo corridoio che porta all’altra estremità del promontorio e della casa, ci aspetta la finestra più suggestiva da cui abbia mai avuto il privilegio e la fortuna di osservare il mondo: una fessura ricavata nella roccia a pochi metri dal mare che lascia contemplare, immersi in una pace surreale, il panorama circostante.

25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 118
Isola di Palmarola – approdo

 

25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 121
Isola di Palmarola – grotte
25 APRILE 2007 - ISOLA DI PALMAROLA IN BARCA 030
Isola di Palmarola – grotta naturale

La giornata purtroppo passa veloce, il sole comincia a calare,  ancora il tempo  di un caffè e si è fatta già l’ora di riprendere la navigazione verso casa……la brezza marina piuttosto fredda di Aprile punge la nostra pelle mentre, assorti nei nostri pensieri, ci lasciamo alle spalle questo paradiso terrestre dove sarebbe bello poter tornare per fare quel tuffo nelle sue limpidissime acque che la temperatura di quel lontano 25 Aprile non mi ha concesso di fare ormai più di 7 anni fa! 🙂

Fuga nella Valle della Loira. Cosa vedere in pochi giorni

Ore 17.00  del 4 Aprile 2013, davanti a noi 860 km e circa 8 ore e 30 minuti per raggiungere la meta: La Valle della Loira.

A nostra disposizione soltanto 2 giorni  per un viaggio on the road che ci porterà a macinare migliaia di km in un paesaggio da fiaba, costellato di borghi antichi nascosti tra i boschi e  centinaia di fortezze che ospitarono gli intrighi e gli amori dei re di Francia.

Visto il poco tempo a disposizione, non resta che scegliere quel tratto di Valle che si specchia nelle acque pigre della Loira, con la concentrazione più elevata di castelli e  città più suggestive che la zona possa offrire.

Dopo diversi giorni passati ad informarmi sui luoghi da non perdere, compio senza alcun dubbio la mia scelta:
Amboise – Chambord – Chenonceau.

Intuizione perfetta: bellissimi i manieri avvistati lungo la strada, splendidi i castelli visitati e deliziose bomboniere le città esplorate!

A mio parere però, prima di intraprendere un viaggio nella Valle della Loira, bisogna tenere a mente due cose:
1) Scegliere il periodo dell’anno con le condizioni climatiche più favorevoli, non sottovalutando gli alti livelli di umidità;
2) Decidere di dormire in uno dei tanti  nobili manieri e antichi castelli privati dove rivivere l’atmosfera di un tempo.

In merito al primo punto, sebbene il fascino della Valle sia godibile praticamente tutto l’anno, il periodo migliore per visitarla va da fine Aprile/primi di Maggio  a Ottobre.  Ad inizio Aprile il tempo rischia di essere ancora troppo umido e freddo con frequenti piogge e paesaggi poco verdi. In primavera ed estate invece, gli splendidi giardini che circondano la maggior parte dei Castelli raggiungono l’apice della loro bellezza.

Per quanto riguarda la scelta dell’alloggio, consiglio vivamente di cercare la migliore offerta disponibile sul web per soggiorni in antichi Manieri. Personalmente credo che l’esperienza di trascorrere la notte in questi luoghi suggestivi e ricchi di storia valga già di per sé tutta la fatica del viaggio!
Bellissimo il nostro soggiorno allo Chateau des Arpentis a Saint Regle. Location ideale per spostarsi con facilità nel cuore della Valle e raggiungere i Castelli prescelti, camera enorme affacciata sul giardino, mobili d’epoca finemente restaurati e atmosfera da Lady Oscar 🙂 ….niente di meglio per gustarsi il viaggio immersi completamente nello spirito regale della Valle!
Esplorate senza timore le sue stanze, i proprietari del maniero vi lasceranno assolutamente indisturbati a curiosare tra i suoi saloni e i suoi corridoi illuminati da candele e suggestive luci soffuse!

IMG_0856
Chateau Des Arpentis – particolare finestra camera

Il viaggio nella Valle della Loira rientra a pieno diritto nelle esperienze multisensoriali di cui facevo cenno nel mio articolo iniziale.
Non solo castelli e incredibili panorami ma anche eccellenti vini (Sauvignon blanc, Chenin, Cabernet,  Pinot noir, sono solamente alcuni dei tanti vini prodotti nella regione),  cucina creativa,  favolose tarte tatin e altri dolci deliziosi come “l’ île flottante“ (l’isola galleggiante – meringhe morbide che letteralmente galleggiano su una base di crema), il “Gateau Pithiviers“, crema di mandorle in una croccante sfoglia e le immancabili crepes…un vero e proprio viaggio nella storia e nel gusto!
Dopo essersi deliziati dunque con una ricca e golosa colazione si può tranquillamente partire alla scoperta dei castelli.

Iniziamo con il Castello Reale di Amboise dopo un giro per le suggestive strade della piccola città costellate di patisserie, bar a vin e vicoli da cartolina.
Questo eclettico monumento, insieme ai suoi giardini, offre uno dei panorami più suggestivi della Valle della Loira. Risalendo la rampa usata in passato dalle guardie a piedi, si accede alle terrazze-giardino da cui si gode di una vista mozzafiato sulla Valle, sugli edifici circostanti del XV e XVI secolo, sulle sue due imponenti torri e sui giardini mediterranei. Particolari i cespugli di bosso dalla forma tondissima che offrono un divertente soggetto per foto originali 😉

IMG_0850
Castello di Amboise – giardini
IMG_0853
Castello di Amboise

Collegato al Castello attraverso un passaggio sotterraneo, il maniero di Clos Lucé , ultima dimora di Leonardo da Vinci. L’artista trascorse qui gli ultimi anni della sua vita e oggi le sue reliquie sono custodite nella vicina cappella di Saint Hubert. Il collegamento diretto permetteva al Re di far visita in qualsiasi momento all’artista e con la massima discrezione. Nei sotterranei sono tuttora conservati numerosi schizzi di Leonardo, tra cui un ponte d’assedio, un carro armato, e quello che viene considerato l’antenato di un elicottero, mentre nei giardini sono state ricostruite opere a grandezza naturale, realizzate partendo dai disegni originali di Leonardo.

IMG_0851
Castello di Amboise – Saint Hubert

Ma è sicuramente la magnificenza del Castello di Chambord a regalarci la magia di un vero sogno!

Superando un imponente muro di cinta lungo quasi 32 Km ed un parco di 5.440 ettari (superficie equivalente a metà della città di Parigi!!), lontani dal trambusto e immersi nella natura più incontaminata, ci si trova di fronte ad un vero e proprio capolavoro di architettura e del Rinascimento Francese.
Il Castello di Chambord è il più grande dei Castelli della Loira, un viaggio nella Valle non può dunque prescindere da una sua visita.
La vasta zona boscosa che lo circonda viene acquistata dalla famiglia d’Orléans nel 1392 e, quando il duca di Orléans viene incoronato re nel 1498 con il nome di Luigi XII, l’intera area passa nelle mani della Corona.
L’attuale edificio viene pensato da Francesco I, che vuole dar vita alle sue più grandi passioni: la caccia (ecco il perché dell’enorme giardino che rappresenta oggi il più grande parco boschivo chiuso di tutta Europa) e l’architettura.
Di ritorno da un viaggio in Italia nel 1516, in compagnia di Leonardo Da Vinci, il Monarca inizia il progetto e la sua costruzione si conclude intorno al 1530.
L’intervento di Leonardo nella realizzazione del castello è visibile essenzialmente dallo scalone a doppia elica: due scale a chiocciola colassiali, che ruotano nello stesso senso senza mai incrociarsi, permetteno a due persone di salire o scendere le scale senza mai incontrarsi (ovviamente anche noi, come tutti gli altri visitatori del castello, non possiamo fare a meno di mettere alla prova la veridicità della “leggenda”….beh….confermo la “magia” 🙂 )
Non perdetevi poi la bellissima terrazza che  si trova sul tetto! sembra una piccola città in miniatura, con stradine che si intrecciano e passano fra torrette, nicchie, abbaini tutti decorati con preziosi motivi floreali (tra cui il giglio, che rappresenta da sempre l’emblema reale), corone, salamandre che sputano fuoco, ninfe e fauni.

IMG_0855
Castello di Chambord – Scalone di Leonardo
IMG_0849
Castello di Chambord – Terrazze

Dopo tanto camminare, cosa c’è di meglio di una bella cena ancora una volta completamente immersi nell’atmosfera castellana? Tenendo sempre bene a mente che qui siamo in Francia e quindi i prezzi sono piuttosto alti un po’ ovunque, concedetevi comunque il lusso di regalarvi una romantica cena al ristorante La Roche Le Roy.

A pochi minuti da Tours, questo affascinante maniero del XVIII secolo è pronto ad accogliervi per una cena tipica in un’ambiente intimo e raffinato. Per i più temerari (confesso di aver pensato io stessa a questa follia 😀 ) ci si può spingere per una fuga a Parigi lontana “solo” 225km!

IMG_0854
Ristorante La Roche Le Roy – particolare menù

Il secondo giorno lo dedichiamo alla visita dell’ultimo dei tre castelli scelti: il Castello di Chenonceau, un luogo di rara bellezza, non soltanto per la sua originale posizione direttamente sul fiume Cher, ma anche per la sua storia: gestito, protetto ed amato da alcune delle donne più celebri e di spicco della Francia rinascimentale, tra cui Diana di Poitiers e Caterina de’ Medici.

Il Castello di Chenonceau ha acquisito il soprannome di  “Castello delle Dame” proprio perché è grazie alle donne che oggi trasmette un’eleganza tipicamente femminile.
Costruito nel 1513 da Thomas Bohier per la moglie Catherine Briçonnet,  alla loro morte venne donato alla corona e il successore di Francesco I, Enrico II, decise di donarlo alla sua amante Diana di Poitiers, una delle donne più influenti nella Francia del tempo, alla quale si deve l’attuale struttura del Castello: vengono costruiti sia il ponte sul fiume che gli splendidi giardini che lo costeggiano.
La moglie di re Enrico II, Caterina dè Medici, ormai vedova, riesce a cacciare dalla tenuta l’amante del marito defunto, facendone la sua residenza preferita ed ampliandone ulteriormente i giardini
Infine, nella prima metà del ‘700, viene venduto alla famiglia Dupin; la moglie riesce a riportarne in auge lo splendore negli anni dell’Illuminismo francese, ospitando alcune tra le figure più importanti dell’epoca: Voltaire, Montesquieu, Jean-Jaques Rousseau.
Il Castello di Chenonceau è, dopo la reggia di Versailles, il secondo Castello francese più visitato dai turisti. Un luogo eccezionale, originale nella concezione e altrettanto prezioso nelle decorazioni, collezioni ed arredi.
L’impronta femminile in questo castello fiabesco si respira ovunque, dalle importanti opere d’arte contenute al suo interno (potrete ammirare opere di Tintoretto, Correggio e Rubens) alla sontuosità dei giardini, dove l’armonia tra architettura e natura regna incontrastata.

IMG_0852
Castello di Chenanceau
IMG_0857
Castello di Chenanceau

Molte stanze di questo castello mi hanno affascinata per la storia incredibile di cui sono state testimoni ma una fra tutte la ricordo ancora nitidamente per la sensazione mista di austerità e toccante semplicità che la caratterizzano e, per essere stata l’ultimo rifugio della sfortunata Regina Luisa di Lorena, devota vedova del re Enrico III, così diversa dalle sovrane e nobildonne dell’epoca intente a trascorrere la maggior parte del loro tempo ad organizzare feste, presenziare banchetti e destreggiarsi tra i vari amanti.

Nel 1589, alla morte del marito Enrico III, Luisa si ritirò nel castello portando il lutto indossando solo abiti bianchi, così come richiesto dall’etichetta di corte (sarà soprannominata la “Regina Bianca”). Dimenticata da tutti trascorrerà qui le sue ultime giornate leggendo, pregando e facendo opere di bene. La sua morte segnerà anche la fine della presenza reale a Chenanceau.
La stanza è interamente decorata con i simboli del lutto: piume che simboleggiano il dolore, lacrime d’argento, cordone delle vedove, corone di spine e la lettera greca Lambda, iniziale di Luisa, sovrapposta alla lettera Eta di Enrico III.
Un inginocchiatoio e le scene religiose di una pala d’altare appesa alle pareti sottolineano ancora di più l’atmosfera raccolta e dolorosa della camera. Fiori bianchi sempre freschissimi, continuano oggi a rendere omaggio alla triste Regina e anche a distanza di secoli, resta difficile non partecipare del suo dolore.

Concludete la visita con una passeggiata nei giardini del Castello che vi porterà ad ammirare il giardino voluto da Diane de Poitiers, al cui centro è collocata una fontana che spruzza un getto d’acqua alto sei metri; quello di Caterina dè Medici che si estende su una superficie di 5.500 kmq; il labirinto di oltre un ettaro che circonda un bellissimo padiglione fiorito ed una fattoria del XVI secolo!

IMG_0848
Blois – centro storico

Prima di lasciare questa regione incantata, dove dal finestrino della macchina ogni tanto non resta difficile pensare che da un momento all’altro ci si possa imbattere in giovani nobili a cavallo o antiche carrozze dirette a corte, consiglio di trascorrere qualche ora a girare senza meta nella deliziosa cittadina di Blois, sedersi in uno dei suoi tanti bistrot del centro storico e godersi il meritato ristoro!

 

Allunaggio a Lanzarote

Ciò che videro gli occhi di Armstrong, Collins e Aldrin il 20 luglio 1969 quando l’Apollo 11 toccò per la prima volta al mondo il suolo lunare, credo non fosse poi così diverso dall’incredibile paesaggio che oggi si mostra alla vista dei visitatori di Lanzarote.

Questa piccola isola di fuoco, per un terzo ricoperta di lava solidificata, dichiarata dall’UNESCO Riserva della Biosfera, resta per me una delle isole più affascinanti dell’arcipelago delle Canarie. Il clima costantemente primaverile – estivo piacevole anche ad Agosto, la presenza di quasi 300 coni vulcanici che conferiscono a questa parte di mondo una peculiarità geologico-paesaggistica senza eguali, le lunghe distese di nera lava, la presenza di spiagge ancora incontaminate e la mancanza di quel turismo di massa che si riversa più facilmente nelle vicine Tenerife e Gran Canaria, mi hanno convinta a sceglierla come seconda tappa di una vacanza estiva di qualche anno fa….

Si parte da Corralejo a Fuerteventura (parlerò anche di Fuerte ma in un prossimo articolo!), e in poco più di mezz’ora si raggiunge Playa Blanca all’estremità meridionale dell’isola. Assolutamente indispensabile noleggiare un’auto. L’isola è piccola e la si gira con facilità.

Il viaggio inizia subito meravigliosamente grazie all’azzeccatissima scelta dell’Hotel. Incredibile offerta su booking.com trovata un paio di giorni prima di raggiungere l’isola e il sogno è servito!

Sufficientemente lontano dalla confusione di Arrecife e Puerto del Carmen ma, strategicamente ubicato per raggiungere con estrema facilità qualsiasi punto dell’isola, l’Hotel Hesperia di Puerto Calero ci regala panorami mozzafiato sull’oceano (camera enorme con vista incredibile!), tranquillità e relax per godere appieno anche delle poche ore che decidiamo di trascorrervi a fine giornata (con le sue bellissime piscine perfettamente in armonia con l’ambiente circostante e la sua piccola spiaggia di sabbia vulcanica nerissima, può costituire una sistemazione ideale anche per i viaggiatori più sedentari che decidano di soffermarvisi anche durante il giorno 😉 )

Puerto Calero
Passeggiata Hotel Hesperia-Puerto Calero

Percorrere a piedi al tramonto la stradina che costeggia l’Oceano e collega l’hotel al porticciolo è davvero piacevole, in pochi minuti si raggiunge un gioiellino ancora non troppo turistico, relativamente tranquillo, e dalla rilassante atmosfera marinara dove comunque non mancano negozi alla moda, caffè e ristorantini. In questo angolo di paradiso non sembra di essere ad Agosto alle Canarie…..pochi Italiani, qualche turista francesce, inglese e tedesco che, come noi, vuole tenersi un po’ lontano dalla confusione dei grandi centri.

Per chi decidesse di sostare qui, o anche per i curiosi di passaggio a Puerto Calero, non posso che consigliare una cena in uno dei ristoranti dove ho mangiato meglio in tutta la mia vita! L’immancabile ed accurata analisi delle preziose recensioni lasciate su Tripadvisor ci ha portati con fortuna a scoprire AMURA: ristorante gourmet romantico ed incredibilmente buono! Un po’ caro per gli standard dell’isola ma l’alta qualità delle cene (ben 3 su 6 anche per una che come me ama provare sempre posti nuovi! 🙂 ) vale sicuramente la spesa!

Lasciato Puerto Calero, esploriamo facilmente l’isola in 6 giorni. Se la Natura ha dato il suo enorme contributo per renderla davvero speciale, indiscutibilmente parte del suo fascino si deve all’impegno di César Manrique, artista poliedrico, originario di Lanzarote,  che comprese l’importanza di impreziosire l’urbanistica e il paesaggio della sua terra per attirare turismo ma costruendo edifici in perfetta armonia con la natura vulcanica del terreno.

Fondazione Cesar Manrique
Casa Manrique – Ingresso

La sua impronta edilizia è visibile ovunque, a lui si devono alcune delle attrazioni più suggestive: il Mirador del Rio, la Cueva de los Verdes, il Jameos de Agua e il Jardin de Cactus,  luoghi magici simbolo dell’originalità dell’isola, frutto dei progetti creativi sul territorio realizzati da Manrique preservando, conservando e valorizzando l’ambiente.  Ci si trova così in pochi giorni a vivere in un sogno fatto di più di 10.00 specie di Cactus all’interno di un cava di cenere vulcanica abbandonata (Jardin de Cactus), oppure ad attraversare un tunnel sotterraneo di oltre 5 km scavato naturalmente dalle eruzioni di un vulcano e che arriva fino al mare! (Cueva de Los Verdes. Jameos del Agua è la parte del tunnel più vicina alla costa dove alcuni bar e un ristorante voluti da Manrique, si snodano attorno ad un lago naturale, regalando un suggestivo complesso perfettamente integrato con la natura circostante).

Se ci si vuole immergere appieno nella fantasiosa creatività dell’artista, non potete perdere una visita alla Fondazione Manrique, oggi Istituzione culturale che promuove la diffusione e la conservazione delle sue opere, un tempo la sua casa costruita sopra la colata lavica delle eruzioni avvenute tra il 1730 e il 1736 e i cui spazi interni sono ricavati all’interno di enormi bolle vulcaniche! Bella la vista dall’enorme vetrata che guarda sulla distesa di lava all’esterno e sull’enorme sommità di un vulcano.

Manrique casa 1
Interno casa Manrique – Particolare piscine
Vista sull’esterno – Casa Manrique

Manrique Vetrata

Ma la profonda sensazione di essere sbarcati davvero sulla Luna la si prova spingendosi ad Ovest dell’Isola, esattamente nel Parco Nazionale di Timanfaya. Qui il mondo sembra essersi fermato! Ci si ritrova nel bel mezzo del nulla circondati da lava, crateri, enormi vulcani e silenzio come in un film fantascientifico di Steven Spielberg.

Le Montagne del fuoco o Timanfaya, fanno parte di una vastissima zona colpita dalle eruzioni vulcaniche che nel tempo hanno cambiato completamente l’aspetto morfologico dell’Isola. L’uomo qui non ha alterato nulla, il paesaggio vulcanico è quello che si formò proprio tra il 1730 e il 1736 e poi nel 1824!

All’Interno del Parco Nazionale si trova la Ruta de Los Volcanes, un percorso di circa 14 km percorribile grazie ad un bus turistico che si addentra in uno dei più spettacolari paesaggi vulcanici oggi visitabili.

Ruta de los Volcanes2
Parco Nazionale di Timanfaya – Ruta de los Volcanes
Ruta de los Volcanes3
Parco Nazionale di Timanfaya – Ruta de Los Volcanes
Ruta de los Volcanes1
Ruta de los Volcanes

Per chi come me ama il “fai da te”, imperdibile anche la Caldera de la Montana Blanca. La sommità del Vulcano, a cui è possibile arrivare dopo una salita un po’ faticosa, regala una vista  meravigliosa a 360 gradi sul parco di Timanfaya. Dopo una camminata tra enormi colate di lava, ci si trova di fronte ad un quadro dipinto con le più svariate sfumature di viola, rosso, rosa, grigio e nero.  Macchina fotografica a portata di mano e via con scatti da sogno!

Lanzarote isola dai colori di fuoco dunque ma anche dalle mille sfumature di blu, per l’intenso colore del suo mare della cui bellezza e tranquillità è possibile godere se ci si spinge fino alle belle spiagge di Punta Papagayo, oppure della cui forza si può avere tangibile testimonianza o raggiungendo l’insenatura di Famara, lunga distesa di sabbia scura regno indiscusso dei surfisti grazie al vento che non cessa mai di soffiare (praticamente impossibile passare più di mezz’ora seduti sulla spiaggia senza combattere contro il vento che fa stare a malapena in piedi e che trasforma i granelli di sabbia in piccoli chiodi che puntellano la pelle!), o fermandosi ad osservare le scogliere de Los Hervideros. Qui coste rocciose a picco sul mare ed enormi grotte, regalano paesaggi Danteschi grazie all’impeto delle onde che vi si infrangono facendo quasi ribollire l’acqua (in spagnolo hervir significa proprio bollire).

MareSpiaggia DA IDENTIFICAREPAPAGAYOLos Hervideros

Il mio invito quindi è non farsi attrarre troppo dal turismo caotico e più conosciuto di altre isole delle Canarie ma di fermarsi a Lanzarote… una porzione di Luna sulla Terra!