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Il mio Autunno a New York 

C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile” …. quanta ragione aveva Simone de Beauvoir!

E così, in una tersa serata di fine ottobre, atterri al JFK e capisci che nulla potranno più su di te il fuso orario, le ore di volo, la lombosciatalgia che ti affligge da una settimana e la stanchezza di un mese piuttosto intenso di lavoro. Le uniche cose che ti rimbalzeranno in testa e alimenteranno l’adrenalina necessaria a non farti chiudere gli occhi saranno: la consapevolezza che 6 giorni qui sono pochi (ma d’altronde anche un mese lo sarebbe!), e l’immagine di un inconfondibile Sky Line, di cui cominci a riempirti gli occhi già nel taxi che ti sta portando a Manhattan.

Vista sulla baia di NY dal Top of the Rock - Rockfeller Center
Vista sulla baia di NY dal Top of the Rock – Rockfeller Center

L’aria autunnale di New York non fa che sussurrarti che non avrai voglia di dormire, che il tuo sonno, inutile, lo ricaccerai nei tuoi sbadigli, perché la grande mela devi divorarla a grandi morsi!  Continua a leggere Il mio Autunno a New York 

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Da Bahia Blanca a Nairobi passando per Milano. Bruno Cerella ci racconta il suo viaggio tra basket e solidarietà

Oggi voglio raccontarvi una storia che parla di sport, viaggi, coraggio, passione e solidarietà. Voglio parlarvi della determinazione di un ragazzo e del suo sogno, di un’idea che con impegno e costanza si è trasformata in opportunità per tanti giovani meno fortunati di lui che vivono nelle baraccopoli all’ombra del Kilimanjaro e sotto il sole dell’equatore.
Per farlo però mi piace partire da molto lontano, precisamente dalla metà degli anni 90’, quando avevo circa 15 anni e 3 grandi passioni: Michael Jackson, viaggiare (che allora più che altro era un sogno nel cassetto da realizzare quanto prima) e i Chicago Bulls.
Una giovane ragazzina italiana che al sabato pomeriggio, sfogliando le pagine di Magic Basket, si sintonizzava su Telemontecarlo per seguire le spettacolari esibizioni (il basket americano ragazzi è prima di tutto un incredibile show!) di Michael Jordan e compagni commentate da Guido Bagatta e dal compianto Tullio Lauro.
In quei sabati al cardiopalma ho perso la voce e anche il sonno (visti gli orari improponibili in cui spesso mandavano in onda le partite e i servizi speciali NBA in Italia!!!) tifando davanti la tv i miei miti e ho esultato commossa quel famoso 14 giugno 1998 quando, a soli 5,2 secondi dalla fine della partita, MJ realizzava l’ultimo capolavoro della sua carriera sportiva: un meraviglioso tiro decisivo contro gli Utah Jazz di Karl Malone e John Stockton che valse ai tori di Chicago il titolo di campioni NBA.
Oggi non ascolto più il Re del pop, e il cassetto dei viaggi per mia fortuna l’ho aperto per trasformare davvero molti di quei sogni in splendide realtà. Non seguo più quel basket. Michael Jordan, Scottie Pippen, Dennis Rodman, Steve Kerr non calcano più i parquet dei palazzetti USA e l’NBA per me ormai è solo un vecchio ricordo, più o meno lontano nel tempo, di cui mi restano le registrazioni delle più belle partite in VHS e la mia collezione di card con tutti i giocatori di quell’ultima (per me!) grande stagione.

Canestro decisivo di MJ alla finale NBA contro gli Utah Jazz
“The last shot” _ Canestro decisivo di MJ nella finale NBA contro gli Utah Jazz

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